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Greak PS5
Amore a prima vista. È un po' quello che abbiamo provato con Greak: Memories of Azur, un gioco assolutamente splendido nella sua semplicità e a dir poco strabiliante nella sua realizzazione artistica. Perché di produzione artistica si tratta: lo sconosciutissimo team di sviluppo Navegante Entertainment (viene dal Messico) è riuscito a confezionare un titolo davvero sorprendente, tanto da conquistare l'interesse del Team17. Un paio di settimane fa i giocatori PC hanno avuto un assaggio di quest'opera sotto forma di demo nella famosa "Steam Next Fest" organizzata da Valve, mentre Nintendo ha reso disponibile la stessa versione dimostrativa sul suo store anche per Switch. Greak: Memories of Azur, comunque, sarà disponibile anche per Xbox Series X/S e PlayStation 5, la versione che abbiamo provato.
Tre è il numero magico!
Greak: Memories of Azur è un gioco difficile da catalogare. È molto di più di un action platform: è un po' Metroid, un po' Castlevania, un po' Trine, senza dimenticare un certo Hollow Knight (ecco la nostra recensione di Hollow Knight). Il gioco che forse incarna meglio lo spirito della produzione di Navegante è piuttosto datato: stiamo parlando di The Lost Vikings, sorprendente titolo pubblicato nel 1992 da una sconosciutissima software house chiamata Silicon & Synapse, che nel giro di qualche anno si sarebbe trasformata in una certa Blizzard Entertainment.
Insomma, tanti padri per una direzione artistica ispiratissima e per un nuovo genere - il "MetroidVaTrine", una definizione cognata dallo stesso team di sviluppo - che potrebbe portare un po' d'aria fresca al panorama degli action-platform. I protagonisti di quest'avventura bidimensionale si chiamano Greak, Adara e Raydel, due fratelli e una sorella pronti a tutto per salvare la loro amata Azur invasa dai terribili demoni Urlag e fermare la Piaga. Un motivo vero e proprio per questa scorribanda c'è, anche se la trama orchestrata da Navegante non vincerà alcun premio della critica per l'originalità. Per salvare la stirpe magica dei Courine, i tre fratelli intraprendono un'avventura che li porterà a esplorare, combattere e risolvere una serie di enigmi per aiutare Toros a costruire un dirigibile per salvare gli abitanti fuggiti da Azur. Esplorazione, combattimento e una buona dose di ingegno e pazienza sono le doti richieste al giocatore, che in certi frangenti si trova a gestire tre personaggi contemporaneamente, cosa piuttosto inusuale in un action platform. Non si tratta solo di capire come raggiungere un determinato punto in una particolare location, o trovare il modo di sconfiggere il classico boss di fine livello; si tratta soprattutto di giocare di squadra, perché in Greak: Memories of Azur "tre" è il numero perfetto.
Un trio a portata di croce (direzionale)
Greak: Memories of Azur ha davvero tutto per convincere anche chi non ama il genere degli action platform a dargli una chance. Affronteremo i molteplici livelli che compongono la mappa di gioco (fornita dal solito Toros) spesso in solitaria, in diverse occasioni in coppia o con tutti e tre i protagonisti dell'avventura. Piccola ma "doverosa" precisazione: il gioco non prevede alcuna modalità cooperativa, ed è sempre il giocatore a controllare i tre personaggi (aiutato dall'intelligenza artificiale).
Le splendide ambientazioni in 2D create dai grafici di Navegante hanno diversi elementi in comune con Hollow Knight, e sono ricche di enigmi costruiti ad hoc per incentivare la cooperazione tra i nostri tre eroi: certe aree, infatti, sono raggiungibili solo tramite l'utilizzo di un determinato personaggio mentre i combattimenti con i boss di fine livello richiederanno un uso intelligente dei poteri del trio. Il passaggio da Greak ad Adara o Raydel si materializza semplicemente cliccando sulla croce direzionale del proprio joypad: ogni personaggio porta in dote delle capacità che vanno imparate e sfruttate a dovere.

Per esempio, il buon Greak è un abile esploratore capace di raggiungere anche i punti più nascosti e impervi dei livelli (grazie ai suoi doppi salti), ed è un bravo spadaccino oltre a essere un novello arciere. La sorella Adara non brandisce alcun tipo di arma ed è una giovane apprendista del monastero di Prya: scaglia dei dardi di energia (c'è un indicatore di mana) e al posto del doppio salto ha la possibilità di levitare in aria e di immergersi in acqua. Raydel, invece, è il classico fratello maggiore, un guerriero pronto a sbaragliare qualsiasi avversario con la sua spada, il suo scudo e il suo utilissimo rampino.
Ogni personaggio ha delle abilità specifiche/poteri/inventario che il giocatore deve saper sfruttare al momento giusto per risolvere un particolare enigma, sconfiggere un nemico o scovare un segreto (il gioco ne è pieno). L'equilibrio che si viene a creare tra i tre personaggi è sorprendente: Navegante è riuscita a ben bilanciare le diverse fasi di gioco e la cooperazione/alternanza tra Greak, Adara e Raydel invoglia il giocatore ad andare sempre avanti per scoprire un nuovo cimelio o per portare a termine un determinato compito.
La cooperazione è fondamentale
La stessa cosa vale anche nella fase di combattimento: in diversi frangenti avremo la possibilità di scegliere il personaggio con cui affrontare il boss di turno e potremo studiare l'approccio migliore. Il controllo dei personaggi è piuttosto reattivo e bastano una manciata di secondi per imparare a schivare colpi, rotolare, effettuare doppi salti, tirare frecce o qualche dardo magico. Greak, per esempio, è velocissimo e può scappare da un nemico troppo forte semplicemente correndo oppure può cercare di sorprenderlo da lontano con la sua balestra (le frecce sono un bene prezioso e vanno usate con parsimonia).
Adara, invece, attacca da lontano e i suoi poteri sono fondamentali in certe situazioni, idem la forza bruta e il rampino di Raydel. Il sistema di controllo del trio offre una buona varietà di mosse nei combattimenti mentre il movimento con due/tre personaggi alla volta funziona discretamente: basta schiacciare l'apposito pulsante (nel caso della nostra prova il grilletto adattivo L2 della PlayStation 5) per spostare i fratelli. La stessa cosa vale per un salto o un'arrampicata, mentre con un altro pulsante (in questo caso R2) possiamo spostare un personaggio verso un altro, operazione fondamentale per risolvere alcuni puzzle ambientali. Non si tratta, infatti, solo di giganteschi massi da spostare, pedane da schiacciare o di meccanismi da azionare: in alcuni livelli, il giocatore dovrà aguzzare l'ingegno per spostare i propri eroi e raggiungere un determinato punto o attivare un particolare marchingegno. Quando non si controlla un personaggio, l'Intelligenza Artificiale verrà in nostro aiuto permettendo a Greak, Adara o Raydel di difendersi (con la funzione "Stile Sosia"). I combattimenti, in alcuni frangenti, si rivelano piuttosto impegnativi (i salti e le schivate in coppia non sono sempre efficaci) ed è importante far scorta di cibo e risorse per ripristinare l'energia del proprio personaggio, perché se uno dei tre muore, arriva il fatidico "Game Over".
A tal proposito, l'effetto "ansimante" creato dal DualSense della PlayStation 5 è piuttosto convincente e trasmette al giocatore quella sensazione di dover fare immediatamente qualcosa per aiutare il personaggio in difficoltà (spesso basta aprire l'inventario!). Comunque, gustando un delizioso spuntino Greak, Adara e Raydel potranno recuperare velocemente le proprie forze: oltre ad acquistare cibarie dalla venditrice del campo dove si trovano i rifugiati di Azur, è possibile cucinare (ci sono dei pentoloni) alcune ricette in base agli ingredienti commestibili che si riescono a trovare nelle diverse location del gioco (si possono creare diverse combinazioni).

I personaggi, come in un GdR, possono parlare con gli altri NPC e ricevere preziose informazioni e, soprattutto, nuove missioni (i testi sono tutti in italiano). Oltre a recuperare materiali, oggetti speciali, ingredienti, parlare con alcuni personaggi o sconfiggere determinati mostri, le sfide proposte si dimostrano abbastanza varie.
Una magia in due sole dimensioni
Le ambientazioni riprodotte in un suggestivo 2D lasciano in più di un'occasione a bocca aperta: foreste, montagne, paludi, castelli sono davvero ispiratissime, mentre le animazioni disegnate a mano dagli artisti di Navegante sono semplicemente bellissime e fluide e sono degne di una produzione animata. Greak: Memories of Azur è qualcosa di abbacinante su PlayStation 5: sin dai primi istanti di gioco si viene letteralmente rapiti dalla bellezza del comparto grafico e non c'è che fare un bel plauso ai ragazzi di Navegante che hanno fatto un lavoro superbo. Per quanto riguarda i cattivoni, gli Urlag non si limitano a un semplice ruolo di comparsa: i boss di fine livello (i vari Ryssar Odekt, Glekt Kahnem, Ankar, Kaafor Jor Dza e Ivekt) sono decisamente massicci nelle dimensioni, cattivi quanto basta e vanno affrontati con un minimo di strategia.
Gli altri nemici (non sono poi così vari) possono essere sconfitti senza grossi problemi: nella maggior parte dei casi, si tratta di trovare il giusto timing. Discorso diverso per i boss di fine livello: gli scontri spesso sono caotici e non sempre è facile sincronizzare gli attacchi del nostro trio (soprattutto quando bisogna saltare). Greak: Memories of Azur offre una sfida discretamente longeva e in alcuni frangenti anche particolarmente impegnativa: certi boss non sono facilissimi da sconfiggere, così come certi livelli da completare.