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Horizon Forbidden West PS5
Nei calderoni di Guerrilla Games, Horizon Forbidden West è stato forgiato con lo scopo di limare gli aspetti maggiormente "difettosi" dell'intelaiatura originale e massimizzarne i punti di forza. La continuità ludica e concettuale con Zero Dawn ha dunque la sua ragion d'esistere, anche in virtù di una narrazione che prende piede pochi mesi dopo la conclusione della precedente epopea. La coerenza in questo caso non è però affatto sinonimo di pigrizia.
Aspettarsi una completa rivoluzione, in un capitolo dalla natura peraltro cross generazionale, è probabilmente un errore di prospettiva che rischia di svalutare in parte, e in maniera ingiusta, un'opera tutt'altro che rinunciataria. Forbidden West è un seguito che non ha il coraggio né la volontà di stravolgere una formula già in passato molto apprezzata, eppure che possiede una piena consapevolezza dei propri mezzi espressivi e prova a valorizzarli al meglio. Il risultato non è un'esperienza troppo conservativa, né una rivoluzione: è piuttosto un fruttuoso equilibrio che trae il meglio da Zero Dawn e comincia a gettare le fondamenta per il futuro. Definire questo secondo atto una diretta propaggine del primo episodio è senza dubbio corretto; l'importante è non considerare tale definizione con un'accezione negativa. Così come la sua protagonista, anche Horizon è cresciuto, fino a giungere a piena maturazione: familiare nei toni e nelle dinamiche di gameplay, eppure a suo modo innovativo nell'introduzione di caratteristiche, strumenti e possibilità che amplificano il respiro dell'avventura.
L'arrampicata più libera, la capacità di nuotare sott'acqua, l'uso del rampino e di vari gadget non sono certo feature particolarmente originali, e anzi appaiono il più delle volte già ampiamente sfruttate in altri esponenti del genere action-adventure a mondo aperto. Ciononostante, se contestualizzato nella struttura di Horizon, il loro inserimento rappresenta un considerevole valore aggiunto, che contribuisce a rendere il viaggio di Aloy ancora più folgorante di quello vissuto cinque anni fa.
La ricchezza dell'Open World
Quant'è bello l'Ovest: si estende persino oltre l'orizzonte del visibile, e pian piano che nuove regioni, catene montuose e vaste praterie si manifestano dinanzi ai nostri occhi, veniamo immediatamente pervasi dal desiderio di raggiungerli. Non è la grandezza della mappa a lasciarci spesso senza fiato, perché in fondo l'area esplorabile non è esponenzialmente più ampia di quella di Zero Dawn. A sbigottirci sono state invece la sua diversità, la varietà di biomi attraversabili, la densità della sua fauna, sia di metallo che di carne.
L'Ovest Proibito è un crogiolo di ambientazioni che, senza eccezione, offrono scorci di bellezza stupefacente, di gran lunga superiore ai panorami già ammirati nel primo Horizon: che siano semplici boscaglie, coste oceaniche dardeggiate dal vento, ruderi del passato austeri come se fossero antichi giganti assopiti, oppure colossali costruzioni meccaniche che troneggiano nel paesaggio, tutto trasmette un senso di maestosa riverenza.
Il mondo di Forbidden West ci parla costantemente con la sua direzione artistica, ci chiede di salvarlo da una piaga che avvelena la terra, gli animali e gli uomini; ci stimola a visitarne ogni anfratto, dalle cime più tortuose alle profondità oceaniche, e lo fa offrendoci nuovi strumenti, mezzi e capacità per esplorare l'Ovest con sufficiente libertà, senza più gli obsoleti vincoli di Zero Dawn. Ora Aloy può scalare un gran numero di superfici, i cui appigli sono evidenziabili con la rapida attivazione del focus:
non siamo ancora ai livelli del totale dominio dell'ambiente come in un Assassin's Creed, dato che permangono comunque alcuni punti ai quali la protagonista non può aggrapparsi, ma la verticalità del mondo di gioco è enormemente più accentuata, con un conseguente incremento della piacevolezza dell'esplorazione. La Salvatrice di Meridiana ha poi in dotazione anche un rampino e un alascudo, tramite i quali - rispettivamente - agganciarsi con rapidità a sporgenze lontane e planare dolcemente da altezze vertiginose: simili strumenti arricchiscono la navigabilità della mappa, riducono al minimo gli ostacoli ambientali e, se utilizzati con accortezza e tempismo, donano alla mobilità di Aloy un tocco di spettacolarità in più, col contribuito di una regia che sembra sempre pronta a valorizzare le animazioni della salvatrice di Meridiana.
A piedi o in groppa alle macchine domate con l'immancabile override, muoversi lungo l'Ovest Proibito è dunque un continuo susseguirsi di meraviglie naturali e metalliche, tra i quali spuntano qua e là insediamenti umani, culla delle nuove tribù con cui Aloy dovrà combattere o allearsi. Ciascuna possiede specifici indumenti, usanze e rituali, e ogni villaggio manifesta una conformazione architettonica unica e riconoscibile.
Questi luoghi di ristoro sono una costante fonte di attività da intraprendere: si parte dalle dicerie che svelano zone nascoste, e si arriva fino a elaborate missioni secondarie, senza contare l'ovvia presenza di mercanti, fabbri e venditori di pozioni. Ogni area è più popolata rispetto a quanto visto in Zero Dawn, e sebbene alcuni personaggi di contorno continuino a perseverare in una condizione di staticità, l'impatto complessivo si rivela parecchio più coinvolgente.
Le missioni e le attività
La ricchezza contenutistica di Forbidden West non è mai soverchiante, né risulta asservita alle esigenze di un accumulo indiscriminato. Gli incarichi da completare sono anzi ben settorializzati in differenti categorie, e tutti a loro modo propongono alcune variazioni alla formula tripartita che sorregge l'impianto ludico: esplorazione, combattimenti e arrampicata.
Troveremo quindi classici avamposti ribelli da liberare, rovine da scandagliare alla ricerca di tesori, torri da scalare, e poi contratti di recupero e terreni di caccia. Viaggiate, analizzate, scoprite tutto ciò che la mappa ha da offrire: mossi dalla curiosità potrete finire in una zona ignota, patria di Gusciatroci o Scavazzanna, oppure in qualche isoletta in alto mare (se la vedete, potete raggiungerla), sotto la quale - nelle profondità - si celano ruderi e preziosi.
Per scendere giù negli abissi sarà comunque indispensabile sbloccare un apposito dispositivo che vi permette di respirare sott'acqua: quando lo otterrete, si aprirà dinanzi ai vostri occhi una porzione della mappa prima irraggiungibile. Non aspettatevi dalle profondità marine la stessa estensione delle zone in superficie, ma non commettete neppure l'errore di sottovalutare i piaceri delle immersioni subacquee.
Nessuna attività si dimostrerà mai davvero noiosa, anche se a tratti la ridondanza farà inevitabilmente capolino tra una commissione e l'altra; per svagarvi potrete allora cimentarvi in una partita al mini gioco Batosta Meccanica, o scalare gli iconici Collilughi, o tuffarvi a capofitto nei Calderoni, complessi dungeon sintetici dove le macchine vengono forgiate. Qui, tra fasi di platforming e ardue boss fight, avrete la facoltà di ottenere gli override per le bestie metalliche, da cavalcare o da domare per servirsene come aiuti temporanei in battaglia. Nei villaggi sarà possibile partecipare anche alle Fosse da mischia, sfide di lotta corpo a corpo in cui migliorare le abilità in combattimento e apprendere le combo più efficienti. C'è tanto da fare, parecchio da scoprire, molto con cui divertirsi: il tutto con una morigeratezza che non ci farà mai sentire sopraffatti dalla mole di attività a disposizione. È poi encomiabile che uno degli aspetti migliori di Forbidden West sia rappresentato proprio da ciò che in Zero Dawn era invece un grosso punto debole: stiamo parlando delle missioni secondarie affidateci dai personaggi in cui ci imbatteremo.
Persino gli incarichi che partono come le più banali fetch quest finiscono inaspettatamente per rivelarsi mini-avventure parallele che propongono non solo un racconto di spessore, ma anche sequenze di gioco ad alto tasso di spettacolarità. I comprimari che incontreremo ci presenteranno storie personali che vale quasi sempre la pena ascoltare, così da conoscere sia più dettagli sul loro carattere, sia usanze e culture delle tribù a cui appartengono.
Molte secondarie ci porteranno a conoscere insediamenti ignoti, che la main quest non ci avrebbe permesso di incontrare, e alcune di queste fasi collaterali culmineranno in boss fight che nulla hanno da invidiare agli scontri più intensi della campagna. Ecco perché vale assolutamente la pena godersi appieno l'Ovest Proibito, armandosi di coraggio, strumenti e risorse per compiere lunghi viaggi in avanscoperta. Ricordate però di prestare la dovuta attenzione durante i vostri spostamenti: questo ecosistema è il regno di tantissime macchine, contro le quali sarà spesso assai arduo riuscire a sopravvivere.