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Quello che più colpisce di Ghostwire Tokyo è la personalità della metropoli che dà il titolo al gioco. La città ci parla, ci comunica il suo malessere e la sua grandezza, che camminano mano nella mano tra le strade irradiate dai neon, tra i cumuli di immondizia gettati ai margini delle vie, nei gloriosi santuari, simbolo di un passato remoto, e negli asettici grattacieli, emblema di un presente sfarzoso. Muoversi in mezzo ai palazzi, entrare nei combini gestiti da Yokai felini, visitare appartamenti arredati secondo lo stile tipicamente nipponico oppure planare dai tetti degli edifici, ammirando lo skyline di Tokyo e cogliendo ogni minima sfumatura culturale e artistica della città, sono proprio le attività che donano all'opera di Tango Gameworks un fascino unico, in costante bilico tra realismo e folklore (per approfondire ecco il nostro speciale Ghostwire Tokyo: tra leggende e folklore giapponese).

Lo sparatutto spiritico concepito dagli autori di The Evil Whitin è ben lontano dall'essere un prodotto impeccabile in ogni suo aspetto, eppure la somma delle parti che lo compongono è maggiore delle ruvidezze ludiche che di tanto in tanto emergono durante l'esplorazione e i combattimenti. In Ghostwire Tokyo si respira un'aria totalmente giapponese, in cui aleggia umorismo goliardico e dramma psicologico, critica sociale e un pizzico di orrore. Ed è in questa mescolanza di temi e sfumature che risiede tutta la sua forza.

Il combattimento contro gli Yokai

Tokyo è disabitata sì, ma non priva di pericoli. Gli Yokai che ne popolano le strade non sono tutti minacciosi in egual maniera, eppure nessuno di loro merita di essere sottovalutato. Ci sono quelli che agiscono con lentezza, creature che attaccano dalla distanza, spiriti che colpiscono d'alto, bestioni che caricano con forza, e demoni che, nonostante la stazza prorompente, assaltano con rapidità e ferocia. Le differenti tipologie di mostruosità non richiedono un approccio particolarmente tattico al combattimento, ciononostante conviene comunque tenere sempre alta la guardia, per parare i colpi al momento giusto con un parry ed evitare di essere circondati.

Per difenderci da questi abomini dell'oltretomba potremo contare sui poteri dell'Etere, energia spirituale legata al vento, all'acqua e al fuoco. Tramite il movimento delle mani, animato con un'eleganza tremendamente ipnotica, scaglieremo dalle nostre dita proiettili elementali, fendenti a lungo raggio e bombe travolgenti, in maniera tale da indebolire i nemici fino a metterne in mostra il nucleo, per poi estrarlo con una finisher altrettanto pirotecnica e rispedire gli Yokai nell'Aldilà. La coreografia degli scontri soppianta di gran lunga il tatticismo, ma questa predilezione per la spettacolarità non è necessariamente ascrivibile al novero dei difetti: Ghostwire Tokyo mira ad allestire un gameplay scorrevole senza essere elementare, intuitivo senza dimostrarsi mai eccessivamente banale. Ciascun potere possiede un proprio quantitativo di munizioni magiche, e non potremo sfruttarlo ad oltranza senza prima ricaricalo con l'eliminazione dei demoni nel corso di una battaglia. Gettarsi nella mischia a testa bassa non garantisce insomma una scontata vittoria, e anzi nelle fasi avanzate (e al grado di sfida più complesso) potrebbe rivelarsi efficace combinare l'uso dell'Etere con gli effetti dei Talismani, alcuni dei quali bloccano temporaneamente l'avanzare degli avversari o ne coprono il campo visivo.

In determinate occasioni la soluzione migliore per non venire sopraffatti potrebbe anche essere quella di agire in stealth, evitando il conflitto diretto, oppure colpire dalla distanza con l'arco in dotazione. Le possibilità offerte dal combat system non sono certo limitate, ciononostante non risultano tutte ugualmente soddisfacenti.

Solo di rado una battaglia contro orde di demoni vi metterà in crisi, e nella maggior parte dei casi il senso d'appagamento giungerà dal dinamismo dell'azione e dall'avvolgente effettistica, più che da un livello di difficoltà pienamente stimolante. Non neghiamo che nella seconda metà dell'esperienza, una volta sbloccati tutti i poteri e ottenuta gran parte delle abilità dello skill tree, il sapore degli scontri diverrà un po' meno saporito, e pertanto siamo dall'idea che un livello di complessità più equilibrato avrebbe reso l'avventura maggiormente appagante.

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